Diario da Blolequin: dove l’amore si fa concreto
Sono le 5,30. La voce del muezzin risuona dal minareto.
Alle 5,40 la voce delle Sœur innalza le lodi a Dio. “Mia forza e mio canto è il Signore”. In questa terra, dove ogni uomo desidera di essere felice, c’è chi appoggia tutto il proprio essere sul creatore del mondo e su suo figlio Gesù, al quale ha dato la vita, per la propria felicità e per il bene dei fratelli.
Al termine della messa, il parroco, figlio di una famiglia mussulmana e convertitosi al cattolicesimo, ci benedice e ci fa omaggio di due pàgne, che riportano l’immagine del Natale appena trascorso, ma soprattutto ringrazia le Suore di Maria Consolatrice, le collaboratrici più importanti della parrocchia, che ha celebrato nel 2024 i 50 anni dalla sua fondazione.
Salutiamo le Suore, con gratitudine per l’accoglienza e per la condivisione dell’esperienza e, piene di benedizioni e di progetti da realizzare, ripartiamo, sapendo che la pista sterrata nuovamente ci attende.
All’ora di pranzo giungiamo alla meta e un’onda festosa di allegria ci accoglie. Sono le suore di Marie Consolatrice della sede di Blolequin: Suor Pascaline, Suor Christine, Suor Marie Madeleine e Suor Catherine.
La missione è grande e ricca di sorprese che non vediamo l’ora di scoprire. Ma prima le suore imbandiscono un pranzo “della festa”, completo di aperitivo e, nel finale, di torta di benvenuto con la decorazione che recita “Bonne Arrivee”.
Nel pomeriggio iniziamo a visitare la missione. Questa è la sede dove è presente una pouponniere che attualmente ospita 18 bambini, ma arriva ad accoglierne anche 40. Le stanzette sono accoglienti, decorate e i lettini colorati di rosa e azzurro. Sono divisi per età: neonati, medi e grandi e ciascuna camera, quando i bimbi sono nei lettini, è sorvegliata da una delle maman, che lavorano presso la pouponniere.
Gli ospiti giungono qui da neonati, perché le mamme muoiono di parto, anche in giovanissima età. I parti avvengono spesso nei villaggi, ma quando si presentano complicazioni per il parto, raggiungere la sala parto e la sala operatoria più vicine è molto complesso. Si trovano a Guiglo, a ore di strada sconnessa, ma la mamma non sempre riesce ad arrivarvi in tempo, perché viene a mancare lungo il tragitto o addirittura nel proprio villaggio.
E così Marie Consolatrice “apre il suo mantello” e i bambini sono accolti, accuditi, nutriti, vestiti, curati, svezzati, cresciuti e amati dalle maman e da Suor Catherine, che cura il loro benessere, sorveglia l’operato della maman e che tutte le notti esce dal proprio letto, per vigilare che i bambini dormano sereni e per intervenire in caso di bisogno.
I bambini ricevono la visita del loro papà una volta al mese e al terzo anno di età ritornano in famiglia.
I loro volti sono uno splendore velato di tristezza, dietro ad ognuno c’è una storia dolorosa. Sono molto diffidenti nei nostri confronti. Siamo ‘troppo bianche’ ed è la prima volta che vedono persone con la pelle chiara. Le caramelle offerte e scartate insieme rompono il ghiaccio. Qualcuno si avvicina, si fa prendere in braccio. Tra loro, il più piccolino ha tre settimane.
Un versetto del Vangelo riaffiora alla mia mente: “Quello che farete a uno solo di questi piccoli, l’avete fatto a me”. Attenzione! Gesù non dice: è come se l’aveste fatto a me, ma dice proprio: “l’avete fatto a me”.
A Blolequin abbiamo visto riaccadere questo!