Abidjan e Yamoussoukro: la fede che unisce i contrasti
Di ritorno ad Abidjan facciamo tappa a Yamoussokro, alla Basilica di Santa Maria, Notre-Dame de la Paix, edificata tra il 1985 e 1989 per volere dell’allora presidente Felix Hophouët-Boigny, che ne ha promosso la costruzione in ringraziamento della pace raggiunta in Costa d’Avorio.
“Questo santuario è dedicato a Santa Maria. Maria di Nazaret, Maria che accoglie nella fede l’annuncio della salvezza, Maria, l’arco della nuova Alleanza di Dio con gli uomini! Con questa Basilica, rendiamo omaggio a Nostra Signora della Pace, la Madre del Redentore, del Cristo che ci ha fatto dono della sua pace alla vigilia del suo salvifico sacrificio”. Queste le parole pronunciate da San Giovanni Paolo II, il 10 settembre 1990, giorno in cui ha consacrato la Basilica, a conclusione della sua lunga visita pastorale in Africa.
In questo tempo, nel quale le news dei conflitti affollano i nostri notiziari, questo luogo ci ricorda che la pace non è solo un desiderio e una speranza, ma un cammino possibile.
Il nostro viaggio giunge ormai al termine. Arriviamo ad Abidjan che si presenta ai nostri occhi con i suoi accesi contrasti. La capitale economica della Costa d’Avorio, con più di sei milioni di abitanti, mostra tutte le sue contraddizioni. Mentre nel centro economico della città sorgono palazzi eleganti e un grattacielo è in costruzione, dalla parte opposta della strada principale vi sono ancora molte bidonville che accolgono una discarica a cielo aperto e mostrano una gravissima povertà.
Il traffico è estremamente caotico, la guida di monsieur Mathieu è difficoltosa, ma arriviamo indenni al Santuario Mariano Notre Dame d’Afrique Mère de toute grâce. San Giovanni Paolo II fece visita anche qui.
Si avverte una devozione singolare e si vive un grande silenzio. Un ampio sentiero a chiocciola permette di raggiungere la statua di Maria che, nelle sue linee moderne e stilizzate, si staglia in cima alla collina. Ai suoi piedi i pellegrini depongono rose rosse e bianche freschissime.
Sulla strada di casa, dopo la visita alla Cattedrale, con le sue splendide vetrate che narrano, tra le altre, l’evangelizzatore della Costa d’Avorio, avvenuta 130 anni fa ad opera dei Padri della Società per le Missioni Africane, Suor Lea ci accompagna in un caratteristico mercato locale.
Ci accolgono colori vivaci e intensi profumi di spezie, oltre ai “commessi” dei negozietti interni che cercano in tutti i modi, con la loro indomabile insistenza, di farci visitare le loro modeste rivendite. Scegliamo degli oggetti da portare a casa come souvenir ma sono le Sœurs che contrattano il prezzo, con garbo e gentilezza, ricambiate regolarmente dai proprietari dei banchetti, che di buon grado acconsentono allo sconto e alla nostra umile richiesta di fotografare questo luogo inimmaginabile.
Portiamo a casa ricordi, esperienza, emozioni, profumi, commozione e, perché no…. affetti.
Questi luoghi, che fino a due settimane fa erano totalmente sconosciuti o, al massimo, rappresentavano nomi stranieri, citati dalle Suore italiane di Maria Consolatrice, si sono rivestiti di spessore, di volti, di familiarità, di desiderio di bene per le Sœurs che qui donano la loro vita a Cristo, per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.