Partiamo all’alba. La strada verso Kwentou è lunga e silenziosa, e come spesso accade in questo viaggio, il tempo del tragitto prepara lo sguardo.
Arrivare qui significa tornare alle origini: nel 1992, in questo luogo, è nata la prima casa fondata da suor Francesca, suor Dionisita e suor Marie Sanou, la prima suora africana della Congregazione. Una presenza che ha messo radici e che nel tempo è cresciuta insieme alla comunità.
L’ingresso a Kwentou non è segnato da grandi strutture. La casa e la cappella della comunità sono spazi essenziali, raccolti. Eppure, nulla appare trascurato. Ogni cosa è al suo posto, abitata.
Su una parete della cappella, una frase del Vangelo di Giovanni, pronunciata dalla Madonna alle nozze di Cana: «Fate tutto quello che vi dirà».
Qui non è una scritta da contemplare. È una consegna che orienta il quotidiano. Suor Élisabeth, suor Espérance e suor Patricia Sanou la traducono in gesti concreti, nella fedeltà silenziosa del servizio, nella responsabilità di chi sa che ciò che accade in questo luogo incide profondamente sulla vita delle persone affidate loro.
Ci spostiamo verso il cuore operativo della missione. Kwentou si trova in una zona di grandissima povertà, eppure l’arrivo è segnato da un’accoglienza che sorprende. Le suore e le ragazze del foyer ci attendono con una gioia composta, autentica.
Per l’occasione hanno preparato l’aula dell’atelier di taglio e cucito. I tavoli sono adornati con petali di bouganville, disposti con attenzione. Un gesto semplice, che dice molto del modo di stare in questo luogo.
Le ragazze ci salutano con parole che restano impresse. Ringraziano per il materiale ricevuto attraverso il progetto sostenuto da Caritas Antoniana e si rivolgono a noi con un augurio che nasce da una riconoscenza profonda:
«Che Dio onnipotente stenda su di voi la sua mano misericordiosa, vi accompagni nel luogo da cui siete partite e vi trasmetta i nostri più sinceri saluti».
Fin dai primi istanti, emerge con chiarezza il clima che si respira a Kwentou. Ci si sente attese. La cura attraversa ogni cosa: i gesti, gli spazi, le relazioni. Qui si percepisce la consapevolezza di una responsabilità grande, quella di accompagnare giovani donne in un percorso di formazione umana e integrale, capace di incidere sul presente e sul futuro della comunità.
Il foyer di Kwentou nasce nei primi anni Novanta, poco dopo l’arrivo delle suore, su richiesta del Vescovo, che chiedeva una formazione per le donne, in un contesto segnato da fragilità profonde. Da allora, quell’intuizione iniziale ha trovato continuità e radicamento, diventando nel tempo un punto di riferimento stabile per molte ragazze della zona.
Non è facile restituire fino in fondo cosa significhi essere qui. A colpire non è solo la povertà, reale e concreta, ma la bellezza che la attraversa: una bellezza fatta di attenzione, di rispetto, di presenza costante. E soprattutto l’accoglienza. Sincera, calorosa, mai formale. Una riconoscenza che non è circostanziale, ma nasce da relazioni costruite nel tempo.
A Kwentou, segnata da fragilità profonde ma anche da grande dignità, la presenza delle suore continua a generare futuro.
Nel prossimo articolo vi racconteremo meglio il foyer per conoscere più da vicino il cammino di formazione delle ragazze e il significato concreto di questo percorso.