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OCCHI APERTI

Quante persone ci hanno augurato buon viaggio. Ma c’è un augurio ricorrente e speciale che ricorre nel saluto di alcuni amici: “occhi aperti”. Questa espressione ci è tornata alla mente al momento dell’imbarco per il primo volo.

Il viaggio inizia da Milano Linate.  Arrivare in aeroporto è sempre un mix di emozione e frenesia: check-in, controlli di sicurezza, bagagli pesanti e poi, finalmente, il momento in cui ci sediamo al nostro posto e il mondo sembra fermarsi per un attimo.

Il volo per Parigi dura poco più di un’ora, ma è sufficiente per immergerci nei nostri pensieri. “Occhi aperti”: vogliamo davvero vedere, cogliere ogni dettaglio di questo viaggio. Lo scalo a Parigi ci regala una breve pausa tra un volo e l’altro. Poi ci attende il nostro secondo aereo: otto ore di cielo sopra l’Europa e l’Africa occidentale.

Volare invita sempre alla riflessione. Dall’alto, città, fiumi, montagne sembrano piccoli, ma racchiudono mondi interi di storie e vite. Ad un certo punto il deserto, che ci sembra infinito. È inevitabile pensare alle persone che incontreremo ad Abidjan, e immaginare come questa città ci sorprenderà.

Quando l’aereo atterra, il calore africano è il primo abbraccio che riceviamo. È un benvenuto che ti entra subito nel cuore. Ad attenderci, l’accoglienza calorosa delle suore di Maria Consolatrice nella loro comunità di Abidjan.

La nostra mattina di oggi, martedì 14 gennaio, è iniziata con la messa alle 6:30 nella chiesa della comunità, un momento di preghiera che infonde pace e gratitudine. Dopo la celebrazione, siamo salite in macchina per affrontare il traffico vivace della città e raggiungere Songon. Le strade sono affollate, frequentate, trafficate. Ai bordi si trova tutto insieme a tutto. Banchetti di verdura, scarpe. Ferrovecchio. bombole. Donne con catini sulla testa che contengono ghiaccio. Arredamenti. Falegnami che tagliano legno sul ciglio della strada. Basi. Immondizia e poi un vivaio. Farmacie improbabili. Case iniziate e non terminate. Campo di manioca e una foresta in città. In mezzo a tutto,  tante tante persone. Mamme col bambino fasciato sulla schiena. Volti con grande dignità. E poi, in questo ‘tutto’ compare una bimba con un abito bianco lucente, che sembra stridere con il resto, ma il desiderio della bellezza spunta come un fiore. Gli abiti colorati delle donne risaltano davanti alla terra rossa di questo luogo. Ognuno ha cura del proprio banchetto,  si vendano pneumatici o banane.

Eccoci a Songon Una comunità in mezzo allo sterrato. Un’oasi di silenzio

Qui si formano 4 postulanti che al nostro arrivo ci fanno grande festa. Sorrisi bellissimi. Occhi bassi. Sguardo discreto. Stanno al cenno della superiora. L’impegno pastorale di questa comunità è intenso. 

Nel fine settimana ospitano spesso ritiri spirituali, in un centro dedicato a Benedetto XVI che ha contribuito alla sua costruzione. 

Visitiamo la laguna. Silenzio e radici che affondano fino all’acqua. 

Il viaggio prosegue domani verso Tai, una tappa di dieci ore in macchina che ci porta nel cuore della Costa d’Avorio. Ci attendono nuove strade, nuovi volti e nuovi incontri. Con gli “occhi aperti” e il cuore colmo di gratitudine, siamo pronti a vivere ogni momento di questa avventura.