La vita a Tai: missione speranza e impegno quotidiano
La mattina a Taï inizia con le lodi, la preghiera personale e la messa. In questo luogo è difficile stare se un Altro non rende possibile ciò che all’uomo, da solo, è impossibile. Per questo affidarsi a Dio non è solo una regola ma un bisogno.
Facciamo colazione insieme a Père Gerard, che ha celebrato messa in casa e che volentieri si ferma con noi. Tutti apprezzano il panettone che abbiamo portato da Milano (singolare per noi lombardi mangiare un panettone a 35′).
Ci benedice più volte, assicura preghiere per la congregazione e per il dono di nuove vocazioni…la loro speranza!
Le suore ci conducono a visitare la struttura della loro comunità. Si sono cambiate e indossano i loro colorati abiti da lavoro, i pagne, che le avvicinano ancora di più alla loro gente.
Una delle attività principali della missione è l’offerta di un “Foyer”. Si tratta di una struttura, situata nel giardino della casa, dotata di camere per l’accoglienza di ragazze, che dai villaggi vicini vengono a frequentare la scuola secondaria a Taï.
Questa è una realtà molto importante perché consente alle adolescenti di risiedere in un luogo che offre loro tutela e formazione. Le suore accompagnano le attività di studio, nei pomeriggi o nelle serate, assistono e vigilano affinché le ragazze sfruttino l’opportunità in maniera proficua.
La formazione prevede anche che, prima di recarsi a scuola, le ragazze rassettino le camere e lascino tutto in ordine. Questo le educa ad una consapevole assunzione di responsabilità e a organizzare il loro tempo in maniera efficiente.
Poco lontano da Foyer si trova una zona coltivata a orto, un pollaio e una porcilaia, con tante ‘nuove nascite’. Anche questi allevamento costituiscono, per la missione, una forma di sostentamento.
Alle spalle si apre un bosco di Hevea che produce piante di caucciù, venduto alle aziende specializzate.
Torniamo in casa verso le 11.
Il caldo comincia a farsi insopportabile. Per il pranzo le Soer imbandiscono la tavola con tutto quello che hanno. Hanno preparato il cous cous con le verdure, il pollo ruspante del loro pollaio, l’allocò (una tipico piatto preparato con la banana fritta) e per finire papaya col limone spremuto, pompelmo del loro giardino e mango, acquistato da Suor Lea lungo la strada. Una vera delizia.
Hanno voluto festeggiarci alla grande. (Mentre facciamo le prime interviste arriva il ragazzo della boulangerie che acquista dalle suore il ghiaccio che loro preparano nel congelatore).
Il dopo pranzo prevede un momento di riposo. Il caldo rende impossibile ricominciare le attività prima delle 16.
Il pomeriggio e la cena della sera sono un momento di condivisione molto importante. Noi raccontiamo dell’Italia, loro ci raccontano di Taï: della mentalità delle famiglie, dei metodi scolastici, delle abitudini dei bambini, delle fatiche delle ragazze che vivono nel foyer, che pur godendo di una grande opportunità per la loro formazione, non sono indenni da conflitti familiari e relazioni molto difficili con i loro padri.
Il dialogo durante la cena si fa più familiare e intimo. Affiorano i ricordi e anche gli aneddoti che riguardano le prime suore italiane che sono arrivate in Africa per aprire le missioni. Emerge il bene che le prime suore hanno fatto per la gente di questo luogo. Non progetti sociali, ma la cura della persona, una ad una. Soprattutto la cura di donne e bambini, come sempre le persone più fragili e indifese.
Che gratitudine per queste donne che ieri e oggi, donando la vita a Cristo, la donano alla gente dell’Africa che hanno amato e amano.
Al termine della serata le ragazze del foyer hanno voluto regalarci alcuni canti tipici della loro tradizione. Volti lieti, nonostante tutto, pieni della speranza e del desiderio di un futuro migliore per se stesse e per i propri cari.