Skip to main content

Burkina Faso

Verso Ligmware

Dalla notte all’alba: polvere rossa, incontri brevi e una presenza che tiene insieme il giorno.

La giornata comincia quando è ancora buio. Alle 5.45 siamo già in partenza. L’aria è fresca, i gesti un po’ lenti, quelli delle mattine che chiedono tempo. Una colazione rapida e poi di nuovo in strada. Per un tratto torniamo verso Ouagadougou, prima di deviare in direzione Ligmware.

Il viaggio accompagna il passaggio dalla notte all’alba. La luce arriva piano, quasi con cautela, e con lei il paesaggio prende forma: i campi, i villaggi, le sagome degli alberi che emergono dalla polvere rossa, quella polvere che sembra posarsi su ogni cosa e restare.

Cerchiamo di fermare qualche immagine, di custodirla. Anche il paesaggio, prima ancora delle persone, racconta dove stiamo andando.

Arriviamo prima del previsto. La casa è già viva. Le suore sono impegnate negli ultimi riordini, in quei gesti semplici che tengono insieme una giornata. Ci accolgono sr Perpétue, sr Yvette e sr Félicité, presenza discreta e operosa nel Centro di formazione catechisti della diocesi di Diébougou.

Qui, ogni triennio, si formano circa venticinque coppie di catechisti — marito e moglie con i figli in età prescolare. I bambini più grandi restano nei villaggi d’origine, affidati a nonni o parenti, per la mancanza di una scuola primaria vicina al centro. Al termine del percorso, le famiglie rientrano nei propri villaggi.

Il principio che guida tutto è semplice e forte: è la famiglia che evangelizza altre famiglie, attraverso la vita quotidiana prima ancora che con le parole.

Intorno a questa missione tutto parla di essenzialità: pochi mezzi, nulla di superfluo, un ordine costruito con pazienza e costanza.

Prima di entrare a scuola, i bambini ci corrono incontro. È un momento spontaneo, non preparato. Saluti veloci, sorrisi larghi, una curiosità che si fa subito relazione. Dura poco, ma resta.

Accanto agli spazi della formazione si svolgono le attività prescolari, guidate dalla suora. Non una scuola nel senso formale del termine, ma qualcosa di più semplice e, forse, di più necessario: un luogo dove i bambini possono stare insieme, essere custoditi, imparare gesti quotidiani.

È soprattutto un modo per tenere vicini i più piccoli, per non lasciarli soli mentre le famiglie lavorano o si spostano. Uno spazio fatto di attenzioni essenziali, dove suor Félicité accompagna i bambini con pazienza e continuità, tra giochi e attività che parlano più di presenza che di programmi.

Gli spazi esterni sono luminosi, aperti, attraversati dall’aria e dalla vita. All’interno, invece, tutto è più essenziale. Le condizioni sono fragili, a tratti precarie. La povertà è concreta, visibile, ma mai esibita.

Convive con una dignità profonda, silenziosa. Le suore abitano questi luoghi con rispetto e attenzione, trasformando ciò che è minimo in uno spazio di accoglienza e di formazione.

Qui la missione non si misura nelle strutture, ma nella presenza. La formazione dei catechisti procede con continuità, sostenuta da una quotidianità fatta di lavoro paziente, di relazioni curate, di tempo condiviso. È un equilibrio delicato: fragilità materiale e solidità umana che si tengono insieme senza rumore.

Nel pomeriggio riprendiamo la strada verso Bobo. Il viaggio di ritorno è più silenzioso. I pensieri tornano agli incontri, ai volti incrociati, ai gesti colti quasi per caso.

Ogni tappa resta con noi, senza bisogno di essere spiegata: si deposita piano, come la polvere rossa, e continua a lavorare dentro.