In viaggio verso Tai: la porta della fede!
Cinquecentodieci chilometri, otto ore di viaggio. Gli ultimi 90 chilometri, i più impegnativi, ci hanno richiesto ben 4 ore e mezza su una pista sterrata, dissestata e cosparsa di buche. Siamo diretti a Taï, un villaggio quasi al confine con la Liberia. “La porta della fede”, come ama chiamarlo suor Philomène. È uno di quei luoghi dove, probabilmente, nessuno sceglierebbe di andare, ma che riserva sorprese inattese.
Il viaggio da Songon inizia percorrendo prima l’autostrada e poi una strada statale. Ma quando entriamo negli ultimi 90 chilometri, tutto cambia. La pista sterrata si snoda tra foreste rigogliose, piantagioni di caucciù e cacao, e campi di riso pronti per il raccolto. Questa è la stagione secca, la più favorevole. Durante le piogge, infatti, la pista diventa quasi impraticabile, trasformandosi in un fiume di fango.
Monsieur Sierge, il nostro esperto autista, guida con sicurezza attraverso questo paesaggio unico. La pista è animata da un microcosmo di veicoli e persone: auto, camion carichi di alimenti o gas, motociclette trasformate in taxi, e persino biciclette e pedoni. Colpiscono le donne che portano sulla schiena i loro bambini avvolti in un “fagotto” di stoffa e i bambini che trasportano legname secco sulla testa, mentre camminano tra le piantagioni.
Attraversiamo diversi villaggi, dove la vita si svolge sulla terra rossa. Qui, la povertà è evidente, ma altrettanto visibile è la dignità degli abitanti. I baracchini lungo la strada vendono un po’ di tutto: cibo, utensili, persino il pane, spesso disposto con cura su ceste appoggiate direttamente al suolo. Dietro i banchetti si intravedono le abitazioni, semplici ripari dove le famiglie si riuniscono dopo il lavoro.
E poi ci sono loro, i bambini. A gruppetti o da soli, giocano con qualsiasi cosa trovino, liberi e, soprattutto, lieti. Questa è stata per noi la sorpresa più grande: in un contesto che a noi occidentali potrebbe sembrare invivibile, c’è un senso di gioia e serenità che ci lascia senza parole.
Una donna ci ha colpito particolarmente: spazzava con cura la terra rossa davanti alla sua porta di casa, anche se tutto intorno era comunque terra rossa. Un gesto semplice, ma pieno di dignità. È come se volesse dire: “Qui, nonostante tutto, io porto ordine e cura.”
Domani scopriremo cosa ci aspetta a Taï. Forse comprenderemo meglio ciò che suor Philomène intendeva quando ha parlato della “porta della fede”.